Terapia con DAAs nei pazienti co-infetti HCV-HIV

Irene Adami

Lo sviluppo di regimi orali interferon-free efficaci e ben tollerati ha radicalmente cambiato la terapia dell’epatite cronica C anche nel paziente HIV positivo.
Lo studio riporta l’esperienza dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive e Tropicali di Verona per quanto riguarda l’utilizzo dei DAAs nei pazienti co-infetti HCV/HIV.
Sono stati arruolati 45 pazienti con co-infezione HCV/HIV trattati con DAAs di seconda generazione. Sono stati valutati il raggiungimento dell’SVR12, la comparsa di effetti collaterali durante il trattamento e le modificazioni laboratoristiche e immunologiche nei pazienti con soppressione virologica.
L’SVR12 è stata raggiunta in 43 pazienti (95,6%). I due fallimenti sono avvenuti in pazienti cirrotici, con genotipo 1a sottoposti al regime di 12 settimane con simeprevir+sofosbuvir+ribavirina. La terapia è stata i generale ben tollerata. Due pazienti hanno sospeso la terapia dopo un mese per comparsa di alterazioni laboratoristiche ma entrambi hanno raggiunto l’SVR12. Vi è stato un miglioramento globale, tra inizio della terapia e l’SVR12, dei parametri di funzionalità e di citolisi epatica. Vi è stato inoltre un miglioramento del profilo immunologico con aumento dei linfociti T CD4 e riduzione dei linfociti T CD8-CD57 (subset correlato all’aging del sistema immunitario)
Da ciò l’importanza di trattare questo setting di pazienti per ottenere non solo l’arresto della malattia epatica, ma anche il miglioramento della funzionalità del sistema immunitario.

Anna Scotti
annascotti@mattioli1885.com
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